martedì 16 febbraio 2010

Nocturna preghiera

Ho smesso di pregare sulle scale dell’oratorio dei miei quattordici anni e ho disubbidito a tutti i comandamenti scritti sulle tavole della legge.
Ho peccato di superbia, pavoneggiandomi nel guardare dall’alto in basso tutti, con il mio aristocratico naso volto all’insù.
L’avarizia ha sempre centellinato il portafoglio dei miei sentimenti, mentre sperperavo fortune nel materialismo del nulla.
Ho cercato la lussuria negli sguardi di chiunque bussasse alla mia porta, nell’egoistico amore verso me stessa, che mi ha portato a quest’oblio drogato della mia mente.
Ogni mattina, fissando il mio viso senza maschera allo specchio, mi assaliva l’ira verso me stessa, e verso quell’immagine riflessa urlavo i miei silenziosi strali.
La gola non era mai sazia, né di cibo né di altro, la mia ingordigia mi spaventava, ma non riuscivo a pormi un freno, diventando una grassa scrofa pronta per il macello.
Guardavo tutti con invidia, desiderando per me le cose che non avevo e pregando che gli altri perdessero quello che invece possedevano, che io non potevo ottenere, fosse una persona o un’idea o un ideale.
Nell’accidia mi riflettevo, nel martoriare la mia vita, lasciandola scivolare nella noia.
Ti ho fatto il ritratto di questa donna, che ha disertato ogni tuo suggerimento di retta via.
Sono sicura che non udrai questa mia voce, arrochita da troppe sigarette, tra le tante, angeliche, che si elevano nella loro supplica.
Ma oggi anche la mia prova ad alzarsi di un’ottava, nella speranza tu la possa udire, lassù in alto.
Non ti chiedo molto e non lo chiedo per me, nemmeno sconti: all’inferno sono destinata e ci andrò volentieri, trovando tanti miei simili; vorrei solo che tu, oggi, potessi gettare uno sguardo alla casa dell’angolo, quella con il tetto d’ardesia e i balconi con le viole che sporgono.
Ci abita un’amica in quella casa.
Ed ha bisogno di una tua occhiata, così, senza impegno, ma sarebbe preziosa.
Fallo, per favore.
Ehi, mi senti?

3 commenti:

  1. Curioso il fatto che cerchi un aiuto, anche se non per te ,in chi hai snobbato per tanto tempo.
    voglio precisare che la mia non è una critica ma solo una constatazione.

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  2. Sì, è curioso. Vedi, a volte c'è la necessità di "credere". Quando sei consapevole che tu sei impotente. E qui c'è la contraddizione di chi, come me, non è credente ma la persona per la quale la preghiera potrebbe essere in teoria nata lo è. Discorso complicato... Sempre gentile a lasciare segno del tuo passaggio :-)

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  3. Ciao Daniela, stai acrivendo di un tema che mi tocca.Se esiste la necessità di credere, questo non significa che un percorso in quel senso ti porti al vero incontro con Dio, anzi, è il contrario. La fede vera, non serve a qualcosa, credo che ognuno abbia un diverso pecorso, spesso scrivo che la fede accade come l'amore, tutto il resto "sono prove tecniche di trasmissione", mi prendo amche delle belle mangiate di faccia e molta gente mi evita o si spaventa.
    Discorso profondo come dici tu. Ciao, Roberta Aquilini FB

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