venerdì 19 febbraio 2010

Madre

08/01/2010
Ti vedo, mamma: sei lenta nei tuoi gesti e dimentico che presto il tuo tempo verrà a chiedere il conto di ciò che ti ha regalato.
Mi arrabbio, quando la tua presenza mi appare come di intralcio alle mille cose che presumo di dover fare.
Cosa devo fare di così importante che non dedicarti un poco del tempo che ancora mi resta da passare con te?
Domani, mi pentirò delle scuse che ho trovato per non accompagnarti al supermercato.
Mi darò della cretina per non averti spiegato ancora una volta che il collirio contrassegnato con il numero uno lo devi dare al mattino e alla sera, quello con il numero due solamente alla sera.
Mi colpevolizzerò per le tante bugie che ti racconto perché non voglio interferenze nelle mie scelte.
Se ieri sera ti avessi detto che mio marito non potrà venire con me a Palermo perché ha un impegno, che andrò sola, stanotte non avresti dormito e stamattina mi avresti chiamata per dirmelo, per farmi venire un sacco di sensi di colpa, magari facendoti venire un attacco di tachicardia come l’ultima volta, causa la quale abbiamo trascorso un pomeriggio al pronto soccorso per sentirci dire che sei sana come un corno.
Ti ricordi, mamma, quando ti ho detto che andavo da Natascia a Cagliari?
Lo hai confessato anche a lei, quella sera, che sei venuta con me perché temevi avessi un fidanzato a Cagliari e che fosse quello il vero motivo per cui avevo deciso di andare.
Quante volte, mamma, mi hai domandato se è normale la rete di rapporti che ho tramite un computer?
Infinite volte.
Sorrido, nel pensare all’altra mattina, dal medico del quale tu ti fidi ciecamente: gli abbiamo fatto vedere le tue analisi –perfette – e poi ci siamo messi a parlare di internet, con lui che mi chiedeva di dargli una mano a organizzare un evento per il suo concerto di Natale.
Le tue parole, una volta fuori, sono state: “mo ghel anca lu in cal bagai lè?” (c’è anche lui, lì sopra?).
Come mai dopo sorridevi e non eri più così ansiosa che andassi a Roma, a incontrare quelli del forum, che temi sempre siano una banda di ladri che vogliono solamente spillarmi soldi?
Mamma…
Stasera eri lenta, sono uscita con la solita fretta.
Poi ho letto una cosa e ho pensato che non leggerai e se anche qualcuno lo facesse per te non capiresti che questa è una dichiarazione d’amore.
Perché io ti amo, madre, anche se non sembra nel mio essere scontrosa ed insofferente.
Ti ricordi cosa scrissi nel mio libro?
“A mia madre, che non leggerà ma che si vanterà con le sue amiche”.
L’ultima poesia di quel volumetto, mamma, che tu non hai mai letto, è per te.


MaterDea
collo rugato di anni e dolori
profumo leggero di lavanda e marsiglia
mani solcate da vene di fatica.

MaterGea
che fosti per me terra
seme piantato in essa dal fato
germoglio ninnato
a rendere vita al mio io.

MaterMia
è bastato uno sguardo
uno soltanto a rompere
argine di lacrime;
una carezza, un abbraccio
a sciogliere groppo di serpi
lì, tra lo stomaco e il cordone
che sarà reciso
quando io ti sarò madre.


17/02/2010
Ora le sono madre.

Nessun commento:

Posta un commento