mercoledì 24 febbraio 2010

L'etoile


Il teatro è deserto, le poltrone di velluto azzurro in file immobili protese verso il palcoscenico vuoto a sipario aperto, i pesanti velluti rosso cupo tirati ai lati, il parquet illuminato solamente dalla luce d’emergenza.
Le scenografie sono già state montate il giorno precedente, tutto è pronto per il debutto; da lì a poche ore la porta si aprirà per fare entrare quanti hanno già acquistato il biglietto in precedenza per non perdersi lo spettacolo tanto pubblicizzato.
I giornali nazionali hanno dedicato ampio spazio alla nascente stella della danza classica, definendola l’erede naturale di Carla Fracci, colorando le notizie con un’aura di mistero ad accrescere la curiosità attorno alla ragazza magra la cui fotografia ha fatto il giro dell’Italia intera; è un volto magro, scavato, sul quale spiccano due occhi di un azzurro limpidissimo che contrastano sia con la carnagione olivastra sia coi capelli nero pece che porta raccolti in uno stretto chignon in cima alla testa. Chi ha seguito le interviste che ha rilasciato in televisione non riesce a credere che quel corpo magrissimo e muscoloso appartenga ad una donna fatta, si sosterrebbe che ha appena superato la pubertà ed invece è per lei un ricordo del passato.
Se sapessero il prezzo in sonante moneta di sacrifici che ha dovuto pagare per essere ora sotto la luce di quel riflettore in quel Teatro così importante…
E’ seduta a gambe incrociate al centro del proscenio, la luce ad illuminarle i capelli corvini di bagliori viola; pensa a come iniziò il tutto, per trovare la concentrazione necessaria e lasciare fluire l’immancabile tensione che le fa da compagna nelle ore precedenti ogni spettacolo.
Ricorda nitidamente il vestito immacolato di Suor Giulia, impressionandosi di come il candore le squarci la mente nel ricordo di se stessa, bambina della scuola materna, a danzare alla festa di Natale sulle note dello Schiaccianoci; ricorda il suo primo tutù, cucito da mamma: una nuvola rosa di tulle, le calze rosa, le scarpette bianche, il suo viso di bambina truccata da grande e la corona luccicante sui capelli… Sono passati vent’anni da allora, tanti tutù e tante scarpette consumate nelle prove e prove e prove di passi, gesti, postura…
Sorride al pensiero di balletti che l’hanno portata alla repulsione verso quelle note danzate all’infinito, all’odio che provava quando i piedi e le caviglie diventavano talmente gonfi da non reggerla, le unghie dei piedi sanguinanti nel sostenerla dritta sulle punte fino a farla crollare sotto il dolore, alla schiena che pareva spezzarsi dallo sforzo d’essere dritta, alle lacrime che scendevano copiose quando le pareva di non riuscire più a continuare e la voglia di mollare tutto era pressante.
Ricorda Madame Juliette, il suo profumo di verbena che aleggiava nella sala prove con il lucido parquet di legno, lo specchio a tutta parete di fronte alla barra che le permetteva d’osservarsi mentre eseguiva all’infinito le istruzioni dell’insegnante: a la barre, mademoiselle, a la barre, s’il vous plait, merci, alè, alè…pliè, demi-pliè...impartite con quel tono con l’erre arrotata tanto francese, mentre batteva le mani in segno di sollecito ed incitamento; la ricorda mentre le stava di fronte con la sua lunga bacchetta a sollevarle il mento, a spostarle il braccio in posizione plastica, a batterle colpetti sulle spalle quando si rilassavano troppo...
Se potesse vederla ora, Madame Juliette…
E’ solo per merito dell’anziana insegnante se lei ora è qui, nell’attesa che i minuti passino più velocemente perché l’adrenalina sta salendo velocemente, portandole la necessità che tutto inizi e tutto finisca, che le ore passino per poterle ricordare come già vissute.
Vorrebbe vedere Madame Juliette tra il pubblico, in prima fila, ad applaudirla; sa che non ci sarà ma che da lassù la vedrà piroettare e sarà felice della sua gioia e felicità e del successo che le è dovuto perché Juliette sa quanto esserle costato.
Madame credette sempre nelle sue potenzialità, fu lei che riuscì a strapparla dalla famiglia per farla iscrivere alla scuola di danza di Milano dove la sua acerba formazione si completò. I compagni di corso all’inizio volevano coinvolgerla nei loro dopo lezioni, ma il fermo rifiuto della ragazza li fece desistere, facendole affibbiare il nomignolo di La Presuntuosa; lei trascorse i cinque anni della scuola studiando e martoriandosi per arrivare dove ora è arrivata, in quel teatro dall’enorme lampadario di mille cristalli e mille luci, dai palchi privati sontuosamente arredati d’azzurro e oro.
Sì, presuntuosamente ci è giunta, onorando il patto firmato con se stessa con il sangue delle unghie dei suoi piedi.
E' pronta adesso.
Pensa alle ultime settimane di prove, di quanto sono state massacranti, ore e ore a ripetere allo sfinimento gli stessi passi, ma sa di essere riuscita a raggiungere la perfetta simbiosi plastica con il suo ballerino, stupendo chi ha avuto modo di assistere alle prove quando lui la faceva girare, la sollevava, la riprendeva quasi il corpo di lei che fosse senza alcun peso.
I suoi piedi, le sue braccia, le sue mani ed il suo collo non seguivano più gli impulsi del cervello, era una cosa naturale eseguire perfettamente quei gesti, facevano parte di lei e del suo essere, il corpo scisso dal cervello, incondizionatamente.
Tra poco avrebbe dimostrato di che pasta era fatta, cosa si nascondeva dietro a quei muscoli marmorei ed a quegli occhi limpidi, pur conscia che non sarebbe riuscita a trasmettere il prezzo del dolore e del sacrificio che aveva pagato per giungerci; nessuno poteva comprendere che per danzare aveva rifiutato ogni altro sentimento, restando fedele negli anni all’amore per il ballo, al pari di una monaca che tiene fede al patto di castità con Gesù.
Dalla scala giunge una voce che la chiama nei camerini, è la costumista che la invita a scendere, è giunto il momento di iniziare a prepararsi, le comunica che sono già arrivate anche la parrucchiera e la truccatrice.
Il sipario si chiude lentamente a nascondere le scenografie ai primi spettatori, lei si solleva raddrizzando la schiena: l’Etoile deve andare a prepararsi per brillare come non mai.

5 commenti:

  1. Ti è sparito il post precedente a questo?

    RispondiElimina
  2. qua è tutto un casino oggi... dici quello del simplicissimus?

    RispondiElimina
  3. Comunque questo blog torna ad essere ciò per cui è nato all'origine: un raccoglitore della memoria, delle incazzature che spesso si teme possano essere lette da persone molto più in alto di te. Io sono questa, di tutto il resto non me ne frega un beamato cazzo di niente.
    Non sono arrabbiata con te, Lucien. Ma con il mondo intero dei sapienti saccenti pedanti e pure stronzi :-)

    RispondiElimina