giovedì 25 febbraio 2010

Leggere anche le scritte in minuscolo. Con la lente d'ingrandimento se occorre.

 
Non ho mai fatto ferie in febbraio. Quest’anno, volente o nolente sì: un po’ per il soccorso ospedaliero, un po’ per questa maledetta infezione che mi ha trasfigurato come fossi una vignetta. Manca solamente il fazzoletto con le cocche legate in cima e sono pronta per la pubblicità di qualsiasi analgesico odontoiatrico, antibiotici vari compresi.
I turni in corsia e la guanciotta paffuta non mi hanno impedito di sistemare le carte che stavano nella scatola più o meno da due anni.
Guai a voi se pensate che io sia disordinata, non ve lo permetto: erano tutte in ordine, che credete, alcune ancora dentro la busta ché non prendessero polvere.
Insomma, mi sono messa di buzzo buono e le ho divise per tipologia: i solleciti dell’agenzia delle entrate per i canoni RAI non pagati da un lato, bollette acqua-luce-gas dall’altro, estratti conto a destra, varie ed eventuali a sinistra. Questi ultimi hanno costituito la pila più sostanziosa e mi chiedo perché, avendo la gestione on-line delle mie situazioni bancarie, devono mandarmi anche montagne di carta; l’unico motivo che mi viene in mente è che devono giustificare il canone trimestrale di tenuta conto, visto che agli sportelli non tengono proprio nulla. E per fortuna, dico io.
Le buste però che superano tutte le altre di un buon dieci centimetri in altezza, sono i resoconti mensili di una finanziaria.
Maledetta me e quella volta che mi sono lasciata infinocchiare, unica giustificazione a mia discolpa è che fu per l’acquisto di un computer.
Cerco di fare mente locale: questo che sto usando è stato acquistato nell’estate del 2007, l’altro, considerando la durata media prima dello scoppio e conseguente rottamazione nell’arco di tre anni, ricordando inoltre che fu il mio regalo di Natale, direi fosse stato comperato a fine 2002.
Ricordo molto bene che fui molto felice quando mi proposero il pagamento tramite un finanziamento a tasso zero con un rimborso mensile minimo, addebito diretto in conto e non se ne parlava più.
Mi bastò portare la mia busta paga e sotto il contratto misi la mia firma.
Sicuramente avevo le diottrie già in calo da allora e non portavo con me gli occhiali in borsetta, poiché non lessi le scritte in piccolo, stampigliate non in nero ma in un bel grigio perla che sul candido del foglio risaltavano da morire. Se avessi ceduto alla tentazione di infilarmi gli occhiali, se avessi letto e non ci avessi capito niente, come presumibilmente sarebbe successo, mi sarei fatta spiegare per benino il meccanismo e forse avrei capito che il rimborso minimo mensile era sì a tasso zero, nel senso che la rata era fissa, ma era sul resto del debito ops delle rate che venivano applicati gli interessi.
Morale della storia: i numeri ogni tanto mi piacciono e ieri, messi gli estratti cronologicamente in fila, ho fatto due conti su cosa mi è costato quel fottuto computer il cui prezzo originale, come da cartellino era “offerta speciale 1.000,00 Euro”.
Tra una cosa e l’altra più o meno mi è venuto a costare il triplo, alla faccia della rata a interessi zero, praticamente come uno di quei computer che potrebbero persino fare la danza del ventre con un tuo comando vocale.
Mi chiedo due cose: la prima è se questi signori non possono essere denunciati per strozzinaggio.
La seconda è se gli uffici finanziari che sono spuntati e continuano a spuntare ovunque, con delle belle scritte cubiche sulle vetrine che offrono a tutti, pensionati compresi, un sorso di ossigeno in casse di casa pressoché vuote, scrivono anche loro le clausole in minuscolo e in un colorino che solamente con la lente d’ingrandimento.


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