domenica 21 febbraio 2010

Il catalogo delle amiche

Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
( Kahlil Gibran )


Daniela ha stampato quattro copie della poesia di Gibran.
Ha appuntamento con le amiche di sempre; non ha detto loro nulla: è bastato il tono mesto della sua voce per far partire il tam-tam di pronto soccorso e di reciproco auto-sostegno.
Queste donne, così diverse tra loro, eppure così legate….
Sono passati trentacinque anni da quando avvenne il loro primo incontro, sui banchi della nuova scuola superiore, ragazzine con gli occhi pieni di timore e d’attese per il salto nel mondo dei grandi.
Forse fu il destino che le fece sedere vicino negli ultimi banchi a sinistra di quell’aula strapiena; restarono con tale disposizione logistica per cinque anni e nessuno mai provò a dividerle.
I pomeriggi passati sui libri a studiare sotto il portico di Ave, le serate in discoteca, le amicizie comuni.
Così passarono in un lampo i cinque anni della scuola e le vide tutte sorridenti, quel luglio del 1980, fresche di diploma, festeggiare loro stesse con una bottiglia di champagne, rubata chissà a chi, felici, pronte a sfidare ogni cosa.
Le interminabili serate passate a discutere a quale facoltà iscriversi; nessuna poi lo fece, fioccavano allettanti proposte di lavoro ai tempi, e tutte quante decisero per uno stipendio alla fine del mese che significava soprattutto indipendenza economica, conseguentemente viaggi, vacanze e week-end.
Arrivarono i maschietti e si persero nelle loro storie d’amore, nei loro fidanzamenti e nei loro matrimoni.
Mai si persero loro.
Ognuna aveva interessi completamente diversi in settori che in nulla s’incontravano; ma le loro serate erano sacre, guai a chi osava toccarle od interferire, erano le partite a chiacchiere che preferivano, che non vedevano mai un vincitore o un vinto.
Ogni tanto c’era un parto, ed allora i figli di una diventavano i nipoti delle altre, una famiglia allargata retta da quelle cinque matriarche con cipigli da generalesse in battaglia quando, ai vari compleanni, si radunavano venti persone sotto il gazebo di campagna d’Antonella.
Morena battagliò per anni per raggiungere le sue amiche, le provò tutte ma i figli non arrivavano.
Guardava i figli delle altre con occhio lucido e pensava a tutti i tentativi che aveva fatto, e che continuava a fare, per potere anche lei stringere un piccolo fagotto tra le braccia. Quando, in una delle tante sere che le vedeva radunate davanti ad una pizza, comunicò che era incinta e che erano tre, scoppiarono tutte quante in un pianto di felicità, per lei, perché era finalmente riuscita ad avere quello che voleva….
Naturalmente la presero bonariamente in giro, per la sua voglia di strafare sempre, tre gemelli a quarant’anni non è proprio una passeggiata, ma lei sapeva che non avrebbe avuto bisogno di tate di baby-sitter e nonne, poteva contare sulle sue amiche. L’accusarono anche di aver fatto saltare la crociera che si volevano regalare per i loro primi quarant’anni… ma la promessa era di rimandare il tutto al compimento dei cinquanta, sperando solamente che al momento non ci fosse nessuna a dover assistere a parti di nipoti.
Daniela, ora, ha bisogno del loro calore, delle loro critiche, delle loro risate. Ho voglia di stringerle in un abbraccio forte, tutte e tre. Vuole dire loro che le ama. Che sono le sue amiche. Antonella, Morena, Ave ed Eleonora prenderanno ancora in giro Daniela per quel lato sentimentale del suo carattere che in pochi conoscono di lei.
Solo gli amici, quelli veri, lo percepiscono oltre la cortina di durezza con la quale affronta il mondo ogni mattina.
Loro lo sanno che è una tenerona e che solo lei potrebbe donare loro una poesia sull’amicizia.
La loro.
Quella che dura da trentacinque anni.

Alle mie amiche, perché ci sono state, ci sono e ci saranno; anche se a volte sono stronze, ma domani mi portano a mangiare una pizza, perché hanno capito che serve la cuffietta da crocerossina...

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