domenica 7 febbraio 2010

Alnilam

Alnilam ha deciso che non vuole più volare.
Alnilam credeva d’essere unica, ma il giorno che si è accorta che non lo era, ha deciso di togliersi dalle spalle le ali e di appenderle al chiodo dietro la porta d’ingresso.
Dapprima le aveva lasciate, lì a prendere polvere, ma ogni volta che apriva la porta parevano ricordarle i suoi voli pindarici ed allora ha preso una bella coperta a tricot e le ha nascoste, così da non vederle più per qualche tempo e non le torni in mente di voler riprendere il volo.
Ha deciso, Alnilam, che non cercherà più nel cielo di febbraio quello che può avere nel prato dietro casa: è così tenero di verde che fa male agli occhi, fa talmente male che lacrimano senza volere, accecate dal tanto colore.
Non è abituata, Alnilam, a riempirsi troppo gli occhi, da lassù vede solo i colori soffusi, come in un acquerello.
Le hanno tarpate le ali a Alnilam; o forse è stata la sua cocciutaggine, la sua caparbia e la sua arroganza a far sì che se le tarpasse da sola, assieme alla voglia di volteggiare e di pavoneggiarsi come una farfalla.
E’ sempre stata impulsiva, Alnilam, ha sempre fatto di testa sua e se ne è sempre fregata di pestare i piedi agli altri o di offenderli mentre transitava.
Egoista, Alnilam, che pensava sempre e solo a sé e non ai tanti che desiderava la seguissero nel suo volo di luce.
Una volta ha voluto volare troppo in alto, Alnilam, voleva raggiungere il Sole e non sapeva che il Re è inavvicinabile: brucia se volteggi troppo vicino a lui.
Quella volta si è solamente presa una pausa per curare le piume bruciacchiate ma, appena ricresciute, ha ripreso il suo volo, stando attenta a volteggiare lontano dalla fonte di calore immensa.
Ora Alnilam ha deciso che non vuole più volare per non correre rischio alcuno, del fisico e dello spirito.
E’ stanca, Alnilam.
Ha smesso di volare, Alnilam: se alzi gli occhi e guardi il cielo vedrai che c’è un buco dove stava sempre lei.

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