martedì 19 gennaio 2010

Il Partigiano Fiori

Non so perché stasera ho deciso di scriverti, babbo.
No, non è vero, so benissimo perché lo faccio: perché se qualcuno può capire il senso di impotenza che mi attanaglia, sei tu; ci siamo sempre compresi al volo, io e te, in ogni cosa.
Al punto di fare incazzare mamma della nostra muta complicità.
Sai, babbo, tutte le mattine arrivo in ufficio e accendo il computer.
Elisa fa il giro dei caffè per tutto il piano, me lo porta , me lo sorseggio con calma.
Sì, babbo, lo prendo ancora doppio come una volta e poi mi faccio una sigaretta, esattamente come quando lo facevamo assieme, ogni mattina.
Davanti al monitor, scorro quello che io chiamo il bestiario quotidiano.
E ti penso, babbo, in questi ultimi periodi come non mai.
Mi ricordo di quando mi raccontavi della tua brigata, della rabbia e della passione che animava voi ragazzi, che non sapevate quasi né leggere né scrivere, che parlavate solo il dialetto delle nostre montagne anche coi capi che venivano dalle città e stentavano a comprendervi.
Perché tu, voi, non eravate indifferenti, odiavate l’indifferenza.
Eravate partigiani
Se ti avessero chiesto chi era Antonio Gramsci saresti arrossito e avresti risposto che non lo conoscevi, non sapevi che aveva scritto nel 1917.
Ma gli avresti parlato del tuo amico Enio, di come lo avevano preso i tedeschi, di come l’avevano picchiato e poi ammazzato, fucilandolo contro un muro e impedendo a sua madre di portarselo via per ore.
Gli avresti raccontato che tu e gli altri non sapevate perché eravate scappati nei boschi, ma eravate convinti che era la cosa giusta da fare.
Perché pur non conoscendo le parole scritte da quel signore, tu non stavi alla finestra vedendo gli altri sacrificarsi anche per te.
Vivevi. Eri partigiano.
Ed eri mio padre.
Ti ho donato il mio sangue quando ti è servito, è un sangue raro, il nostro: possiamo donarlo e riceverlo solamente da chi lo ha come noi, ma è anche un sangue di chi  ha sempre cercato di essere nel giusto, di lottare per le proprie idee.
Babbo, dammi una mano in questi giorni a ricordarmi sempre che io sono tua figlia.
Anche quando mi viene voglia di ignorare, di non sapere, di chiudermi nella mia indifferenza, non dimenticarti di ricordarmi chi sono: la figlia del Partigiano Fiori.


Primo Levi – Partigia

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?


Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l'assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.


Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell'Inps
o si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c'e' congedo.


Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.


Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l'uno dell'altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell'alba non ci sorprenda il nemico.


Quale nemico? Ognuno e' nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e' mai finita.


9 commenti:

  1. No, Lucien, non ho alcuna sua foto di allora. Ma quello coi baffi gli assomiglia parecchio.

    RispondiElimina
  2. E' bellissima, come tutte le foto dei partigiani del resto.

    RispondiElimina
  3. Stasera è una sera così. Come quando fuori piove e non hai nemmeno voglia di un poker

    RispondiElimina
  4. Mi si rivolta il sangue pensando a quelle persone come tuo padre che hanno combattuto per darci un Paese libero e migliore e poi il loro sforzo è stato ridotto quasi ad un fatto marginale e che deve essere giudicato sotto un 'ottica differente perchè i tempi sono cambiati e in fondo i fascisti non erano così cattivi ed i partigiani non erano così buoni.
    Mi vengono davvero dei brutti pensieri che in pubblico non posso esternare.
    tanto rispetto e gratitudine per gli eroi come tuo padre.

    RispondiElimina
  5. Ora non ho parole per commentare, solo tanta commozione e rispetto per tuo Padre e per i tanti giovani che si sono sacrificati per questa patria ingrata.

    RispondiElimina
  6. Non occorre un commento, ma non dimenticare mai il nostro nome. Per loro, per noi. Notte, Gap.

    RispondiElimina
  7. E' la giornata giusta per ricordarti, babbo.

    RispondiElimina
  8. Complimenti, chi ha combattuto lo ha fatto per noi, non dimentichiamo i loro sacrifici in quei difficili momenti era complicato andare avanti, ma ci sono riusciti.
    Noi oggi che abbiamo un mondo meno difficile di allora possiamo darci e dare di più.

    RispondiElimina