sabato 12 dicembre 2009

Fuochi fatui

Era una notte fredda e buia, come solo in Galilea possono essere buie e fredde le notti di dicembre.
Da lontano, un asinello avanzava, trascinato con poca grazia da un uomo: sotto il povero saio che indossava, un fazzoletto verde a riparargli la gola dal gelo che ghiacciava ogni cosa.


“Wè, Giulio, ma ce la vogliamo dare una mossa? Non c’abbiamo mica tempo da perdere, che devo tenere un comizio! Poi c’è qua la Paola che mica può resistere ancora a lungo, non vorrai che ti sgravi sulla groppa eh… Forza, camminare… un, due, un due, avanti marsch….”
“O siov Robevto, ma che mi uvla nelle ovecchie, son mica sovdo sa… La sento, la sento e la smetta di davmi delle bastonate che nelle cvedenze popolari sono io che le do agli altvi... Paola? Paoletta? Stai bene? Senti al Giulietto somavo tuo pvefevito… tva poco siamo avvivati alla stalla, aspetta a pavtorive pev piaceve…”
“Oh che dolore, oddio che gran dolore… c’aveva ragione la mia mamma quando mi diceva che non dovevo farlo per piacer mio ma per dare un figlio a dio.. Si è solamente dimenticata di sottolineare il fatto che io donna partorirò con dolore. Lo so, anche se non sembra, son pur sempre donna. Roberto, datti una mossa che qua mi si sono rotte le acque e non ce la faccio più a resistere, già sento la testa in mezzo alle gambe, preme per uscire, questo strano figlio mio...”
“Eccoci arrivati, Paola, guarda un po’ che bel posto ti ho trovato per sgravare, c’è pure il bue: ora lo mettiamo assieme all’asino, in formazione, ad alitare un po’ sul nascituro. Tu, Giulio ti metti a sinistra e te, Bruno, a destra. Pronti? Vai, Paola, inizia a spingere e respira: un, due, un, due, un, due…”
“Ngheeeeeeeee ngheeeeeeeee ngheeeeeeeeeee”
“Ma quanto è brutto… Assomiglia a te, Roberto, di me non ha proprio nulla, nemmeno il naso. Guarda i capelli… riccioluti come i tuoi… e gli occhi… non puoi certo dire che non è tuo figlio, alla faccia delle leggende metropolitane…”
“Scusate…”
“Che vuoi, Bruno? Lo so che preferiresti andare fuori a comunicare la lieta novella, ma il ministero delle telecomunicazioni non l’hanno ancora inventato e ti tocca stare qua, a scaldare il piccino. Ma stai tranquillo, una volta cresciuto, faremo di tutto perché tu possa arrivare dappertutto, quando sarà inventato il digitale terrestre”
“Certo che questo bambolino è proprio brunetto di capelli…”
“Roberto, che cos’è questa luce?”
“Ah, non so, vado a controllare fuori…”


“Paola! Vedessi che meraviglia… Sopra la capanna si è posata una stella, dice che lei sa e che Lui vuole che noi impariamo… pensa, dice pure che vuole mettere i distributori per la frutta fresca nelle scuole, che la mente ha bisogno di vitamine, e poi la ginnastica… non ha specificato se ginnastica da camera... Poi ho visto pure tre figure che si stanno avvicinando: da lontano, mi sembra di aver riconosciuto Massimo, Pierferdinando e Francesco…”
“I Re Magi? E che vogliono da noi?”
“Appena arrivano glielo chiediamo, va bene? Però c’è un altro tipo che non sono davvero riuscito a riconoscerlo… Ha una tonaca rossa, una barba un po’ lunga e un lanciafiamme in mano… sta cantando…”
“Cosa canta? Una carola natalizia?”
“No, sta cantando la Tiburtina l’ho arsa stamattina…
“Ah, ma allora è quel pazzo di Nerone, è assolutamente innocuo, fidati di me, che so sempre tutto”
“Eh Bruno, è vero, con quella faccia che hai, in effetti, sei davvero credibilissimo nella sua sapienza”
“Sapienza? Allova…”
“Zitto, Giulio, quello là continua a cantare…”
“E che canta adesso?”
“Dice che i ministeri li arde come peri…”
“Scusate, ma l’angelino sterminatore lascia fare tutto a costui? Mi pareva fosse assai interessato all’operare, volteggiando tra un lodo e l’altro… Magari si mettono d’accordo con un inciucio, con il benestare di La Russa e di Brambilla La Rossa (di pelo, solo di pelo)… Sarà una bella lotta di fuochi e fiamme. Mettetevi seduti voi, tanto se ci perdiamo qualche dettaglio il Vespa poi fa il plastico a Porta a Porta…”




E un falò illuminò la notte della Galilea di mille e mille rossori.
Dall’alto del suo scranno, Silvietto il Breve rideva felice perché in quei tanti puntini luminosi, ci vedeva ardere tante belle toghe rosse.
Nosferatu, al suo fianco, mostrava i denti draculini e continuava a ripetere ma va là, ma va là che l’Italia la sistemiamo da qua, battendo le mani contento di stare scrivendo una pagina di storia.
Un po’ in disparte, il vecchio saggio non poteva mettersi le mani nei capelli perché non ne aveva più: in silenzio, osservava, scuotendo un po’ sconsolato la testa e meditando se far cadere dall’alto il volume che stringeva tra le mani, sulla cui copertina spiccava a lettere d’oro “Costituzione Italiana”.
Da lontano i pastori si misero a osservare il cielo.
E furono gli dei che presero in mano la situazione, spedendo in missione per conto loro Vulcano: questo, una volta posato il divino piede al suolo, iniziò a sputare un fumo dal colore mai visto prima da nessuna parte, tanti sbuffi viola che salivano al cielo e, in formazione a testuggine, cominciarono a battagliare con il rosso del fuoco in una lotta sempre più tremenda e ardita.
“Ne resterà uno solo” , ripeteva Vulcano.
Fu solamente dopo quaranta giorni e quaranta notti che le stelle tornarono a brillare.


Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione):
Giuseppe: Roberto Calderoli
L’asinello: Giulio Tremonti
Maria: Paola Binetti
Il bue: Bruno Gasparri
Stella cometa: Maria Stella Gelmini
Re Magi: Massimo D’Alema, Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli
Nerone: se stesso
L’angelino sterminatore: Angelino Alfano.
Silvietto il Breve: il nostro premier
Nostefatu: Nicolò Ghedini
Il vecchio saggio: Giorgio Napolitano
Vulcano: l’onda viola


Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.

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