martedì 8 dicembre 2009

D'inferni, di prosciutti

Avevo in mente di scrivere poche righe su questa italietta, buona per i rotocalchi che ridono sui banchi dei parrucchieri.
L’idea iniziale era con Silvietto il Breve che, dall’alto del suo scranno in paradiso, disegna tre cerchi – o gironi, se preferite – su un foglio di carta e, all’interno di essi, ci scrive dei nomi.


All’estrema sinistra un tripudio monocolore, un rosso acceso con due virgole che un po’ stonano, solamente delle persone di poco gusto possono associare calzini turchesi alle toghe rosse.
Ma si sa, Silvietto il Breve non è uno che si formalizza ed è molto bravo a tapparsi il naso.
O, in questo caso, a mettersi delle belle fette di prosciutto sugli occhi.
Lui, se le può ancora permettere.


Al centro ci avrebbe sicuramente messo un pout purri multicolore con una particolare predilezione per il verde bandiera.
Solo che quelli che quelli destinati a tale cerchio – o girone, se preferite –, ci hanno talmente sputato sopra la bandiera da farla diventare di un verde che provoca solamente rigurgiti allo stomaco.
Insomma, un verde acido per intenderci.


A destra avrebbe dovuto dividere il cerchio in due sottoinsiemi, che anche nella testina di vitello di Silvietto il Breve è chiaro che mischiare zucchine con ravanelli non è che ne esca un minestrone gustoso, anche se, monocromaticamente parlandone, l’effetto non è male.
Ma come si può mettere assieme la zucca un po’ andata di La Russa con quel ravanello di Bersani, che è sì rosso di fuori ma nel cervello è proprio bianco?


Di questo avevo in mente di scrivere.
A dire la verità lo avevo già scritto in testa, dovevo solo metterlo sulla carta – o su un file, se preferite –.
Ma, ahimè, sono stata distratta dal lavoro, ché anche a me tocca guadagnarmi la pagnotta, il prosciutto tanto caro a Silvietto il Breve piace anche a me.
Per mia disgrazia, da qualche tempo, mi hanno dato due scettri in mano: uno è un bastone e uno è una carota.
Poiché preferisco la verdura, per le note le proprietà abbronzanti del carotene e dio solo sa quanto impallidisco ogni mattina ad aprire il bestiario quotidiano, ho deciso che il bastone non lo voglio più usare.
Ragione per cui, prima di procedere a qualsiasi offerta di carote, vado a farmi qualche quick report plus (detesto gli inglesismi) su coloro che ambirebbero la carotina.
Chi è che diceva che il peggio è passato?
I suggeritori di Silvietto il Breve?
Mi pare di sì, credo fosse Giulietto Tvemonti che gigioneggiava con il ravanello qualche sera fa.
Non so se questi signori si sono guardati attorno e hanno in mano per davvero la situazione delle piccole e medie imprese italiane: io ho tre analisi qua davanti di aziende con oltre dieci anni di attività alle spalle.
Una, con una media nel 2008 di quarantacinque dipendenti, una con diciotto e l’ultima con sedici.
In questi quick report plus ci sono allegati tutti gli eventi pregiudizievoli: leggerli, analizzare questi numeri, è davvero un viaggio all’inferno.


Solo che non è l’inferno nel quale Silvietto il Breve manderebbe i suoi persecutori e tutti coloro che sono stonati e non urlano “meno male che Silvietto c’è”: è l’inferno dei tanti che non possono più comprare il prosciutto.

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