giovedì 5 novembre 2009

Unici. Univoci.


Uno, nessuno.

Poi scopriamo che siamo in centomila a scomporci nel prisma arcano le cui sfaccettature hanno il raggio della perfetta rifrazione che ci descrive.
Oggettivo, che il colore riflette e sfuma nel relativo.
Due punti, luci e ombre, diverse eppur simili e complementari nel chiaro-scuro di un romanzo che nemmeno sappiamo di aver scritto perché non c’è un prologo, sviluppo ed epilogo.

Non ancora. Ci sarà.

Se.

Se dimentichiamo che non siamo uno, che non esistiamo, che non abitiamo, che siamo doppi, tripli o metà, un quarto o un pezzetto minuscolo di noi e che non temiamo di puntare nuovamente sul rosso, mentre il croupier informa i giocatori al tavolo Mesdames, messieurs, faites vos jeux. Les jeux sont faits, rien ne va plus.

Se ricordiamo l’affascinante orrore e il richiamo perverso del volo compiuto lanciandoci dalla balaustra che spesso ci ha visto affacciati, con occhi fissi a cogliere raro fiore del deserto, senza temere impatto che, da là in cima, può ferire e fare molto male, ché si potrebbe restare invalidamente invalididanti per sé e per altri, là sotto e diventare, per sempre non più uno ma solamente nessuno.

Ma.

Sarà solamente quando avremo superato il fiume di pietre aguzze che ostacolano e feriscono piedi se sfiorano greto.
Lo guaderemo nuotando, arrancando in cerca d’aria quando la corrente ci schiaccerà al letto, potente e ignaro di ciò che sta compiendo su noi.
Ci slabbreremo le carni e incideremo le menti col nostro annaspare ma non cesseremo di sbattere gambe e braccia e riusciremo, a fatica, ad arrivare sull’altra sponda.
Sarà allora liberatorio sdraiarsi sull’erba rorida del primo mattino e lasciarci asciugare da un zefiro violento come quello che spinse Ulisse verso la sua Itaca.
O sarà, invece, lo zefiro leggero che scese dal cielo a implorare il dio di scoccare un’altra freccia per l’amata.

Sarà tutto, sarà niente.
Un volo a sfidare il sole e bruciarsi ali, un giardino di fiori rari che solo alcuni occhi potranno vedere e coglierne il profumo.
O, semplicemente, sarà un capitolo scritto senza penna, di pensieri e di logos che diventa carne.
Dove Eros e Tanathos si abbracceranno stretti a Psiche, gelido marmo bianco a sciogliere.

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