venerdì 6 novembre 2009

Smentendosi. Immantinente.

Smentendosi. Immantinente. Perché se così non fosse, non saremmo umani. Hai mai pensato a un cane o a un qualsiasi animale che si pente di ciò che fa? Prova a vedere un leone, ha fame, azzanna una gazzella e se la mangia. Se si smentisse, se ripensasse al punto di provare compassione per l’animale che stringe tra le zanne, sarebbe ancora considerato il re della giungla o - più semplicemente -, un gattone troppo cresciuto che non va a caccia per procurarsi il cibo, ma resta lì, in attesa che qualcuno lo sfami. Punto di domanda. Va bene, obietterai che gli animali hanno l’istinto e noi abbiamo invece la ragione. Quella cosa, cioè, che ci fa riflettere su ogni nostra azione, ragionevol_mente. Ci ho messo un trattino a spezzare una parola intera. Avrei potuto metterci i due punti, quelli esplicativi ma so che non ti piacciono molto e spero apprezzerai lo sforzo che ho fatto nel cercare un segno di separazione. Che dicevo? Ah, sì, smentirsi. Cambiare idea, ritornare sui propri passi, rivalutare a posteriori una situazione. Immaginami, ora, con la faccia ironica di De Niro che ti guarda, e ti chiede: “Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me?” Lo so che la ricordi quella frase, Taxi Driver è stato anche un tuo film e ora stai sorridendo perché te l’ho ricordata. Sto divagando, come sempre, ma mi piace saltare di palo in frasca, parlare per luoghi comuni e smentirmi. Immantinente. Che bella parola che è! Ora le metto nel mio vocabolario e chissà quante volte, nel cercare un sinonimo a immediatamente, la userò. Sai, ho cercato di percorrere la strada Modena - Reggio e guardarmi attorno, sperando che le sensazioni fossero simili a gustarmi una caramella al miele. Ho visto solo infanti rotonde e basta. Stamattina, immantinente, ho visto una cosa bellissima: qualche metro prima del sottopasso, in mezzo a un mare di cemento, a clacson che suonavano, a macchine della polizia che pattugliavano, a sirene che velocemente correvano verso l’ospedale, ho visto un fiore. Sì, un fiore rosa, un gladiolo selvatico che in un piccolissimo triangolo di terra ha trovato forza per crescere e sbocciare e regalarmi, per un momento, il sapore della caramella al miele. C’è una cosa che non sai ancora di me: se metto per primo giù dal letto il piede sinistro non sarà una buona giornata. Così è stato stamattina ma dopo mezz’ora, quel rosa selvatico mi ha fatto fare un rewind, sono tornata indietro, hai presente come i vecchi VHS quando scorrono al contrario? Ero a letto, mi sono svegliata e il piede che è sceso per primo è stato il destro. Smentendo immantinente, in questo modo, ciò che pensavo sarebbe stata la mia giornata. E continuo a pensarlo, anche se mi si è appena spezzata un’unghia e non ho una limetta in borsa.

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