domenica 8 novembre 2009

Requiem, K 626

Scegliere dove collocare questa mia pagina è difficile. Non mi pare che “Recensioni musicali” sia il settore giusto, perché questa non vuole essere assolutamente una recensione musicale.
Il mistero che avvolge quest’opera è stato oggetto per anni di accanite quanto irrisolte dispute tra musicologi, ed è probabile che il segreto non sarà mai svelato del tutto. Mozart lasciò il Requiem incompiuto e solamente dopo la sua morte fu completato da altri compositori della sua scuola, secondo le stesse indicazioni lasciate dal maestro in miriade di appunti e ritagli, ritrovati qua e là nella sua casa di Vienna. Quello che si sa per certo è che, circa due mesi dopo la morte di Mozart, la vedova Costanza consegnò al committente del Requiem, il misterioso conte Walsegg, la partitura completa dell’opera, garantendone la piena autenticità. Solamente dopo molti anni Costanza avrebbe rivelato la verità, facendo sapere che Franz Xaver Sussmayr, allievo di Mozart, era stato l’unico artefice del completamento dell’opera. Dei dodici pezzi che compongono il Requiem, Mozart scrisse per intero Introitus e il Kyrie, fino allo struggente Lacrimosa, dettagliando tutte le parti vocali e strumentali.
La visione di Mozart che ci ha lasciato Milos Forman con il suo pluripremiato film del 1984, Amadeus, vede come voce narrante l’invidioso Salieri, considerato uno dei migliori compositori di Vienna alla corte dell’imperatore Giuseppe II, fino all’apparire sulla scena il genio assoluto di Mozart che ne oscura la stella e che provoca il suo incontenibile risentimento. Salieri, nella visione di Forman, è il commissionario del Requiem, che Mozart non voleva scrivere, quasi percepisse la premonizione, con questa composizione funebre, l’arrivo della sua morte. La versione di Forman rimane, comunque, mai provata nella storia.
Quello che è certo che solo un genio poteva sentiva suonare gli strumenti nella testa, sentire cantare le voci, mischiarsi, miscelarsi, fondersi ai cori. Solo un genio avrebbe potuto comporre la potenza di un Dies Irae, di un Confutatis e la dolcezza di una Lacrimosa. Ascolti la musica, ne vieni rapito. Dal vivo poi, quando le voci del soprano, del mezzo soprano, del tenore e del basso si fondono, è come un pugno nello stomaco, la mente è tesa ad afferrare ogni sfumatura, non trovando altro che la perfezione. E sei costretto a chiudere gli occhi, per non essere distratto da nulla, per seguire con brevi cenni della testa gli strumenti, per riempirti di quelle note, e trovare pace, per riconoscere un genio ed inchinarsi ad esso, per quello che ci ha regalato.

Maggio 2007




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