venerdì 6 novembre 2009

Nel bene. Nel male.


Esisterà, da qualche parte, l’antidoto per non ammalarsi più.
Un vaccino, una fiala di un liquido qualsiasi, una pasticca da ingoiare a ogni cambio di stagione per debellarne anche l’insorgenze future.
Dura è la malattia, lungo il decorso.
Avevano detto che in pochi mesi avrei dimenticato tutto quanto, che il lutto sarebbe stato solamente un ricordo melanconico.
Ci ho anche creduto, ma ora so che non è così.
Spesso mi dico che sono guarita, ma basta un oggetto qualsiasi, una canzone, un’immagine e tutto torna, prepotente, a bussare alla mia porta e scardinarla.
Un amico che chiede come va ed ecco, nuovamente il precipizio.
Già, come va…
Bella questa domanda e sarebbe onesto rispondere che tutto va benissimo e non va ottimamente.
Non posso farlo, ho un obbligo verso qualcuno che mi impedisce di farlo.
Indosso la maschera col sorriso, quella nera, lucida, che comprai al mercatino delle pulci salterine tanto tempo fa.
Quante volte me l’hai vista addosso…
Ogni volta che ti aspettavo, ed era gioia, era attesa, era ansia e già sapevo che di lì a poche ore tutto sarebbe finito e precipitato.
Mi aggrappavo ai minuti: già sapevo che un altro istante sarebbe trascorso e avrebbe cercato un altro mare da navigare e da solcare con il suo transito.
Un istante del mio tempo, un istante del tuo tempo, avevano la stessa durata?
Sono qui, ora.
Le mani scorrono veloci come i pensieri che non vogliono lasciarmi andare, questa sera.
Ho scritto tanto, oggi, e avrei voluto che tu leggessi le mie parole, che ti facessi una risata e mi avessi poi detto “Sei sempre la solita, non cambierai mai”.
Sbagli, sai? Io sono cambiata.
Tu mi hai cambiata.
Avanti, c’è una vita che devo vivere e devo farlo per me, prima che per ogni altro.
Mi manco, mi manchi.
Questa è la verità e non credo che abbiano ancora inventato la cura preventiva alla mancanza di chi nella tua vita ha significato tanto.
Nel bene.
Nel male.

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