venerdì 6 novembre 2009

L'uomo dei nodi




L’uomo dei nodi, mi chiamano.
Perché annodo a me le persone, con nodi indistricabili.
Le uso, mi servono per sopravvivere.
Le impregno del mio dolore fino a che non scoppiano come una bolla di sapone: prima si assottiglia, poi si espande nell’aria, lasciando a terra solo una piccola macchiolina che presto svanisce, come una stilla di sangue si rapprende e si secca; come il cuore che non pompa più ossigeno, quella goccia si asciuga.
Quando diventano spugne non più in grado di assorbire nulla, le abbandono al loro oblio, non mi interessano più, vado in cerca della nuova vittima da immolare sull’altare del mio egoismo e del mio egocentrismo.
La trovo, sono un bravo cacciatore.
Ricomincio da capo.

Scrivo
Ammalio
Intrigo

Inizio a fare i miei nodi: prima semplici, poi sempre più complicati, fino a che non giungo a quello che non si riesce a districare più.
Ed allora restano impigliate nella trama del loro esistere.

Mute
Urlanti
Dolenti

Non mi interessano le mani scorticate nel tentativo di liberarsi.
Non mi riguardano le lacrime versate da quei volti solcati da rughe di sofferenza.
A volte arriva il caos: la componente non prevista.
Appare il mio vero volto, quello che nascondo ai più, quello di essere meschino e miserabile, quello che celo dietro la mia maschera di perbenismo che ogni mattina all’alba indosso, davanti allo specchio del mio quotidiano.

Io sono l’uomo dei nodi.
Sono un maestro in quest’arte.
Sono il divino.
Sono il dio.
Ognuno per sé, dio contro tutti.

(Rielaborazione in immagine di Pinina Podestà)

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