lunedì 23 novembre 2009

Graziosi suidici

Da quando sono stata coinvolta in questo scandalo, sto meditando di togliermi di torno.

E poiché amo pianificare sempre tutto, doveroso è valutare bene.

* appurato che non ho più alcun desiderio di restare a disposizione degli inquirenti che ogni giorno vogliono sapere;

* stabilito che non potrò tornarmene a casa mia ancora per molto tempo, in considerazione del succitato appunto per cui dovrò restare a disposizione;

* verificato con me stessa che una vita di merda come questa non la rimpiangerò



HO DECISO


che mi ammazzo. Sì, insomma, mi tolgo dalle palle, così non faccio più male a nessuno, ecco.

Ora devo solo decidere il modo.

Potrei tagliarmi le vene: prendo una lametta, mi faccio un bel taglio verticale su entrambi i polsi, riempio la vasca da bagno di acqua bella calda e profumata, onde evitare cattivi odori a chi mi ritroverà, e aspetto così, da là dentro, che l’acqua si dipinga di rosso.
No, devo spogliarmi e vorrei morire vestita.

Mi avessero almeno lasciata una bustina di cocaina, mi sarei preparata un bel Negroni, ci avrei mescolato la polverina, mi sarei vestita di tutto punto, truccata, profumata e mi sarei seduta sul divano prima di scolar melo tutto d’un fiato.
No, voglio essere sobria nel trapasso.

Un’altra alternativa è buttarmi giù dalla finestra. Solo che mica ho la certezza che muoia, per cui, prima, dovrei darmi… che so… una martellata sulla tempia, che si confonde con gli altri ematomi che avrò sul corpo, procurati dalla caduta.
Ma non ho un complice, quindi scarto anche questo.

Impiccarmi? Perché no? No, assolutamente no, mi hanno detto che si rilasciano i muscoli e non mi piace che trovino sotto di me una chiazza della mia urina. Voglio mantenere la mia dignità, anche nella morte.

Ho deciso, mi chiedo come mai non ci ho pensato prima. In fin dei conti sono anni e anni che frequento il corso e ho ben imparato ad estraniarmi da tutto, solamente con la forza del pensiero. Mi darò fuoco, mi cospargerò per bene di benzina e zac, una bella vampata, tipo i bonzi che si davano fuoco nelle piazze a Saigon, per intenderci. Non sentirò alcun dolore, è davvero il modo di suicidarsi più indolore che c’è. E ho pure risolto i problemi di cosa mettermi e di come mi troveranno. Tanto i vicini daranno l’allarme e non corro il pericolo di incendiare tutto il caseggiato. Ok, vada per quello.

Prima, però, devo scrivere due righe, che nessuno pensi che sia un omicidio: qui, nel palazzo, i servizi che offriamo non sono segreti più di tanto, e mai vorrei che qualcuno facesse illazioni circa i presunti mandanti.
Dimenticavo, devo lavare il computer: è tutto polveroso ma a casa mia, la polvere che gira, è altra.


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