giovedì 8 gennaio 2009

Vendetevi pure anche i miei stivali

Ma pensa te, che stronzi… non sono ancora rigida dentro alla mia sobria casetta di noce scura e con la tappezzeria di seta rossa, i vermi non hanno nemmeno iniziato la loro opera di dimagrimento della mia figura senza alcun costo aggiuntivo e, soprattutto senza alcuno sforzo fisico da parte mia, che mi tocca di sentire questi coglioni che stanno a litigare per l’eredità…
Oddio, si può parlare di eredità in questo caso?
Avevo tanti beni io, è vero: ero una che possedeva molte ricchezze, ma quelle non le potete mica barattare, non hanno alcun valore indicizzato Nasdaq, mi spiace; la prossima volta, prima di tirare le cuoia improvvisamente alla tenera età di quarantasette anni compiuti da poco, mi rivolgerò a quel bruttissimo consulente finanziario dell’Unicredit Banca, spiegandogli per filo e per segno che a quanti mi hanno amata qualche cosa devo pur loro lasciare in ricordo o mi malediranno anche nei secoli a venire, fino a quando non ritornerò a giocargli poi lo stesso identico scherzetto; fosse stato un almeno un bell’omino mi sarei magari azzardata ad avvicinarmi al suo ufficio, ma vederlo e fuggire è sempre stata una cosa contestuale, uno stacco alla Ben Johnson sui cento metri per intenderci, reso l’idea?
Vediamo un po’…
La mia collezione di dischi: non ci provate a dividerla o risalgo dal secondo cerchio prendendo con me in prestito dal pozzo dei giganti il prode Mordret…
E’ praticamente unica al mondo, segna decennio per decennio la mia musical evolution, iniziata con i coretti di Mariele Ventre.
A proposito, mica l’ho vista qua dove sto io, lei sarà andata dritta in paradiso… Dicevo, dal mago Zurlì in poi, decennio dopo decennio, ho la colonna sonora della mia intera esistenza, compreso un rarissimo disco degli spot di Carosello che se lo vendete per meno di trenta denari chiamo a raccolta tutti quanti i diavoli degli inferi per aiutarmi nella mia opera di fustigazione.
Che pena, guardate, sono solo quattro scatoloni e mezzo…
Io speravo di arrivare all’ottavo, porca pupazza, ma lascerò la mia raccolta incompiuta.
Comunque, il secondo scatolone è quello che se lo aprite lo sentite urlare incazzato come un picchio, ho la raccolta intera di Pietrangeli, tutti i vinile dei Canti Rivoluzionari Italiani, gli Inti Illimani, Victor Jara ed i cantautori italiani.
Che roba, Contessa!
Pensa te che ogni tanto la canto ancora a squarciagola, anche quaggiù c’è un’industria di Aldo e quei quattro ignoranti ci stanno ancora, assieme a Ovidio Franchi e Marino Serri.
Mi raccomando il Poeta, quello è sacro: mi sono innamorata di lui scivolando dentro il fiume a primavera, mi son sempre immaginata molto Marinella, anche se ogni tanto mi vedevo vestita di bianco sulle torri di guardia andare incontro alla notte dolcissima e scalza mentre chi non mi amava vaneggiava sotto il torrione interrogandosi con un teschio in mano.
Macché scalza, ho i miei stivali nuovi con i quali mi avete seppellita: se guardate le suole vedete come sono nuove? Non ho nemmeno fatto in tempo a prendere un sassolino che zac, son morta, per la vostra pace.
Va bè, finiamo le disposizioni testamentarie ché mi stanno chiamando per la partita a Burraco delle diciassette in punto al Disco Inferno, fanno un happy hour delizioso, con tutta la musica dei Boney M, la più gettonata, dopo tanti anni, continua ad essere Rasputin, non so il perché.
Allora, i dischi li ho sistemati, gli altri scatoloni sapete che musica contiene: è quella che abbiamo respirato assieme, quindi nessuna sorpresa per te, marito; gli abiti portateli al centro di raccolta, dovrete chiamare un camion e vi costerà qualche cosa, ma almeno non finiranno morti tarlati nell’armadio che tu non ti decidi a vuotare delle mie cose; lo so, è dura perdere una moglie, perdere poi una moglie come sono stata io deve essere davvero terribile, ogni tanto odo le tue lamentele per l’assenza dei tuoi adorati Quattro salti in padella, che mi venivano così bene tutte le sere.
L’unica cosa che ti rimprovero è che potevi approfittare della situazione per perdere qualche chilo, quale miglior occasione d’una vedovanza inaspettata per dimagrire senza suscitare malignità nei vicini!
Ricordo bene cosa dissero di me quando nel giro di due mesi persi cinque chili: quella stronza dell’Alma sussurrava, di porta in porta, che consumavo parecchie calorie e mentre lo diceva aveva un sorrisetto tra il compiaciuto e l’invidioso.
Non posso divagare oltre, scusatemi, c’è quella diavoletta della Luana che mi sta chiamando sul Fokia 6600, sicuramente vuole dirmi di darmi una mossa che hanno già distribuito le carte e se non mi sbrigo arriva quella smorfiosa francese della Zizì a fregarmi il posto al tavolo verde ... che nome imbecille, ma era una gigolette, dice.
Ragazzi, mi raccomando: fate i bravi, se potete.
Io vi guardo, da lassù… no da quaggiù…
Sentite, mal che vada vendetevi i miei stivali, son nuovi, un cinquantino lo recuperate e lo sappiamo tutti che chi si accontenta gode: con cinquanta euro potete andarvi a fare una bella cenetta argentina al Caminetto, carne che si scioglie in bocca, tango e via che si va.
Salutatemi Luciano se andate, era sempre così gentile con me e sono certa che a voi farà prezzo pieno, a me regalava sempre le cappelle alla brace ogni sera sul conto.
Alla prossima, tesori miei, ogni tanto pensatemi eh?
No, tranquilli, non avrò freddo ai piedi, qui fa molto caldo…

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