sabato 17 gennaio 2009

Ero, sono



Un anno fa, una sera di luglio: i negozi aperti, la manifestazione estiva che si ripete ogni estate per l’iniziativa sEstate a Sassuolo.
La bancarella all’inizio dei portici è sempre lì, da decenni, sin da quando abitavo Piazza Garibaldi, ed era il mio negozio preferito, dove sapevo di trovare i fotoromanzi Lancio a metà prezzo e tre libri delle avventure di Nancy Drew al prezzo di uno.
L’uomo è invecchiato, anche per lui gli anni sono passati e non può riconoscere in me la ragazzina che passava interi pomeriggi a spulciare tra la sua mercanzia.
Salutarlo, ricordargli chi sono e chi ero, sarebbe metterlo in obbligo a fare finta di ricordare.
Non lo faccio, mi limito a prendere in mano qualche libro dalle orecchie piegate e dai dorsi un poco impolverati.
A destra del banchetto, una pila di fotografie in bianco e nero attira la mia attenzione.
Le sfoglio, una ad una, lentamente: sono foto di classe, della scuola media Monari, chiusa ormai da anni, e della scuola elementare femminile Istituto San Giuseppe.
Un tuffo al cuore, nel leggere la data scritta con la stilografica nel bordo: anno scolastico 1969/1970.
Le sfoglio velocemente, con la speranza di trovare quella della mia classe.
Eccola, l’ho trovata!
Chiamo mio marito che si è attardato a comprare i suoi sigari, mi vede commossa e si avvicina immediatamente, per condividere la contentezza che è emersa, prepotente, nel dare un nome a ciascuna di quelle bambine ritratte, vigilate da Suor Romana; gioco con lui, chiedendogli se riconosce, tra quei volti, il mio.
Compro la foto, è un ricordo bellissimo, da guardare ogni tanto, per vedere se sotto i riccioli scuri di me a otto anni, c’è ancora qualche cosa che mi appartiene.
L’intento è di farla incorniciare, ma per una serie di circostanze la foto resta in un angolo in negozio e il bianco e nero viene seppiato dalla polvere dell’anno trascorso.
Pochi giorni fa, mio marito mi dice che deve consegnare dei lavori per l’Istituto San Giuseppe; gli chiedo chi è il suo contatto e quando mi dice Suor Romana, lo prego di farle vedere, alla prima occasione, la foto che è nell’armadio a invecchiare.
Ieri, una sorpresa bellissima: un plico di fogli a righe, legati da una fascetta di carta, una frase vergata in rosso:
“Con affetto restituisco e ringrazio del ricordo. A te, un augurio di ogni bene. Ciao. Suor Romana”.
E’ un groppo quello che mi piglia lo stomaco e mi vela lo sguardo nel leggere in alto, sul foglio:

Micheli Daniela – Sassuolo, 10 giugno 1970
Prova di scrutinio
Tema: una punizione inaspettata

Un giorno stavo placidamente seduta sulla comoda poltrona a sdraio di papà, quando vidi arrivare la mamma tutta spettinata da una parte e ben pettinata dall’altra.
- Che sarà successo?
Mi domandai sbalordita, ma poi mi venne in mente che il giorno prima la nonna trovò cinque forcine per capelli e le diede a me.
Ma…. Ahimè… la sfortuna quella volta mi doveva toccare; infatti la nonna era andata a Bologna e sarebbe tornata dopo una settimana. In fretta tolsi le forcine alla bambola che prima aveva i capelli lisci lisci e ora (dopo averle tolto le forcine) tutti smossi.
- Come mai Romana (la bambola), ha i capelli tutti ondulati? Hai per caso visto o trovato cinque forcine?
- Be… ecco… io no!
- Bugiarda! In casa ci sono solo le mie venti forcine! E cinque mi mancano, per questo non ho neppure finito di pettinarmi!
E la mamma mi castigò non tanto per le forcine, quanto per la brutta bugia.

Oltre a questo, anche altri, compreso un tema nel quale parlo del mio gatto Camelio: non mi ricordo di averlo mai avuto un gatto con un nome simile.
Forse, già ai tempi, scrivevo dei desideri, chissà…


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