giovedì 8 gennaio 2009

Seppellitemi con i miei stivali



No, il viola non mi piace.
E’ un colore che mi ricorda troppo le chiese, i prelati, dintorni ed affini.
Mi vengono pure in mente le guardie svizzere, chissà perché nemmeno quelle hanno mai riscosso la mia simpatia.
L’azzurro?
Bleahhhh mi porta alla memoria il nano che era pelato prima che si facesse riprendere alla TV con la bandana in testa…
Della serie: come associare un colore ad una presa per il deretano.
Poi l’azzurro è anche il colore del Paradiso ed io non sono mica sicura di arrivarci, là in cima, forse solo dopo una sosta nell’arancio del limbo, ma è un’incognita e non mi pare ci siano nuovamente degli indulti in discussione alla camera.
Il rosa fa troppo confettino ed io assomiglio a tante cose meno che a quel colore che non sa né di carne né di pesce.
A mio avviso il colore non colore molto più del bianco virginale, che stonerebbe decisamente a farmi da sotto fondo.
Vi pare forse che il rosa sia un colore che si adatti a me, a come sono?
Suvvia, pensateci…
Mi avete mai visto con qualche cosa addosso che fosse rosa o in una qualsiasi nuance di quella tinta?
No, sono pronta a scommetterci quello che volete, tutto il mio conto in banca compreso il TFR, tanto non mi servirà sicuramente nei giorni a venire.
Cazzi vostri a riscuoterlo, non prevedevo di andarmene così presto e non ho mai pensato a fare testamento.
Che state bofonchiando voi in quell’angolo? Che il rosa me lo avete visto addosso?
Va bene, ma voi tre non contate oltre che ad essere dei gran pettegoli…
Non parlavo con voi, non dicevo dell’intimo, per la biancheria è un colore che scelgo spesso perché non fa dark come il nero profondo e puttana come il rosso sfacciato e voi tre lo sapete bene, vero stronzoni?
Si parlava di vestiti rosa, non di biancheria, vediamo di non confondere.
Zitti che devo finire di scegliere nella cartella dei colori.
Ma guarda questo giallo, cava proprio gli occhi!
No, mi smorza il colorito e fa a pugni coi miei capelli, non mi piace proprio per niente.
Poi il giallo è sempre stato il colore dei ruffiani: di me potranno dire tutto, nel bene e nel male, meno che darmi della lecca-culo.
A conferma eterna di queste mie parole, parlate con quel sant’uomo che mi ha dato da lavorare negli ultimi venticinque anni... lui lo può dire!
Ecco, questo è il colore perfetto: un rosso acceso che sbiadirà poco alla volta, assieme alla mia carne che tornerà ad essere concime per la terra, dopo essere divenuta verme essa stessa.
Bene, stabilito il colore del raso…
Raso?
Giammai!
Io voglio l’interno in pura seta centopercento e controllate bene che non sia roba cinese, che quella non mi piace mica tanto che sfilaccia subito al primo lavaggio e fa pure i pallini.
Io controllo, che credete, ne tasterò la consistenza e se non sarà la seta che dico io vi mando degli strali da dove sarò a terrorizzare le vostre notti.
Come fiori a contornarmi guai a voi se ci mettete delle gerbere o dei gladioli; non siate spilorci e fatemi dei bei cuscini di rose scarlatte, tralasciando cortesemente le forme cuoregganti.
Tzè, che gente!
Eh lo so che costano care, ma volete mettere l’effetto visivo attorno alla mia casetta di legno di noce?
Poi non siate spilorci, mica è una recita di Moliere questa, è il mio funerale se non lo avete ancora capito.
Mi raccomando la cassa, che sia possibilmente non troppo lavorata ché non mi piacciono quei ghirigori e ricami; la voglio liscia e sobria, come me.
E che sia scura, controllate bene che alle pompe funebri diano l’ultima mano con il mordente più scuro.
Ora direi di passare all’abbigliamento per il mio ultimo viaggio.
Non sapendo bene che temperatura farà, opterei per una mise a cipolla, ovvero camicia bianca che risolve ogni situazione, e tailleur, quello blu delle nozze di Enza è perfetto, l’ho messo solo quella volta.
Le calze dovranno essere di un grigio chiaro massimo venti denari; controllate che mi depilino bene, non vorrei che i miei peli potessero turbare qualcuno.
Ma che mi frega poi?
Lasciate perdere la depilazione, perché mi dovrete seppellire rigorosamente con i miei stivali, sì quelli neri, acquistati in liquidazione pochi giorni fa e che non ho potuto sfoggiare perché qualcuno ha deciso, lassù, che il mio tempo è scaduto.
Se n’è fregato se sono di sana e robusta costituzione e non ancora in età da trapasso.
E questo stronzo manco mi ha lasciato ammortizzare la spesa degli stivali….
Ultima cosa, poi taccio veramente per sempre: non pensate nemmeno per un attimo a rinchiudermi in uno di quei loculi in quei corridoi puzzolenti di fiori marci.
Io voglio andare per terra, una bella fossa e via.
Voglio respirare la terra quando sarò morta, sentire il sole a scaldarmi ancora.
Nessuna lapide in marmo o granito, per cortesia, e nessuna frase a suffragio; basterà una croce con la foto, sì, quella dove ho la maglia rossa scattata a Natale è perfetta: sono venuta tanto bene in quella foto che voglio resti a perenne ricordo di quanti mi amarono e di quanti mi odiarono.
Chissà chi pesa di più, dei due, sull’ago della bilancia.
Ed ora avanti, miei prodi, che la recita abbia inizio, la musica a vostra discrezione, i miei gusti musicali li conoscete, mi pare.
Dimenticavo…. ehm…. continuate con le vostre opere di pene, perché la vita è breve e se ve lo dico io, credetemi sulla fiducia.
Amen.

1 commento:

  1. beh, sarò io, Daniela, ma nonostante il tono "leggero" e i diversi passaggi capaci di strappare più di un sorriso, si sente anche tanta rabbia e tanta amarezza... ed è giusto che sia così.

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