giovedì 8 gennaio 2009

Monster Card


I preparativi erano ormai terminati: le tavole, per una volta, erano state apparecchiate con le tovaglie di fiandra bianca, riportate all’originario candore da un lavaggio a novanta gradi con varechina del continente nell’unica lavanderia del villaggio. Dopo tanto tempo avevano sostituito le stuoine di giunco intrecciate sui giganteschi tavoloni di legno di tek; le posate d’argento erano state talmente lustrate che ci si poteva pure specchiare. A conferma, Guadoc controllò il lavoro del dentista in un coltello da pesce del capotavola.
I bicchieri di cristallo baccarat, arrivati il giorno prima con il D.H.L., erano quattro per coperto, scintillanti sotto il sole che filtrava dalle tende di banano.
Sì, Guadoc era soddisfatto: aveva ancora una volta portato a termine l’incarico, rubandolo al ristorante a fianco, sfoderando tutto il suo charme e sex appeal; ora era pronto a ricevere nel suo localino sulla spiaggia gli invitati al matrimonio dell’unica figlia del re.
Quel giorno il suo ristorante, solitamente senza pretese, sarebbe stato citato in ogni giornale di gossip locale e doveva perciò presentarsi al meglio.
L’avvenimento del matrimonio della figlia di Re Tauxor aveva varcato gli stretti confini dell'isoletta, con un tam tam di notizie, un po’ con sms tramite cellulari dell’ultima generazione, un po’ tramite internet ma anche con i vecchi e fidati segnali di fumo nonché con concerti di tamburi in segnale morse.
Peccato fosse così brutta Zanita, non si era mai vista sull’isola, a memoria d’uomo, alcuna donna in età da marito brutta come lei… pensare che era la più fortunata, piena di ricchezze e di qualsiasi cosa potesse desiderare una persona; aveva pure trovato quel marito, un bel ragazzo dagli intensi occhi scuri, che tutte le amiche le invidiavano, chi celatamente e chi, invece, proprio spudoratamente, sfidando le ire della principessa. Però, da quanto sussurravano le comari, c’erano già state le prime discussioni: pareva perché lei volesse consumare spesso e parecchio e prima, mentre lui, invece, voleva portarla casta all’altare. Jaaakuowi insisteva su quel principio morale e Zanita aveva fatto volare i piatti del servizio da duecentoquaranta pezzi, dono di nozze del vicino sultano di Sparot, lanciati dalle sue tenere e delicate manine come se i preziosi piatti di porcellana con giropiatto in oro fino fossero dei frisbee.
Tra liti e riappacificazioni i due sposi stavano arrivando dalla passerella di legno in mezzo alla sabbia candida, seguiti dai loro invitati, con un Guadoc impettito nel suo pareo della festa ad attenderli per farli accomodare alle tavole meravigliosamente imbandite.
Su queste troneggiavano enormi cestini di frutta esotica mischiati a fiori tropicali dai colori sgargianti…Il Re Tauxor si pose a capotavola, alla sua destra la figlia ed alla sua sinistra il quasi genero che continuava a sfuggire tutti quanti con lo sguardo, fissando solamente Guadoc il quale a sua volta faceva di tutto per ignorarlo.
Iniziarono a servire le portate mentre nell’angolo i musicanti allietavano di arie tipiche dell’isola il chiacchiericcio leggero degli ospiti.

"Dove vai, Jaaakuowi? Dove stai andando?"
"Mio tesoro, luce della mia vita, mio unico amore, devo andare in bagno, mi scappa la pipì, posso andare o la mia temporanea assenza provoca in te una voragine di vuoto incolmabile?"
"No vai pure, perdonami, ma lo sai che devo averti sempre al mio fianco…"

E se lo so, brutto mostro che non sei altro, lo so eccome, non mi lasci respirare, ma ti ho preparato un bello scherzetto, aspetta solo che arrivi la torta nuziale e che tuo padre faccia il discorso, poi ti sistemo io… amore!

Jaaakuowi pensava questo mentre si apprestava ad entrare nel capanno che fungeva da gabinetto; dietro di lui, silenziosamente, scivolò una splendida fanciulla: senza un parola, Jaaakuowi si tolse il pareo nuziale che indossava e, come se tutto fosse concordato e non ci fosse bisogno di parole, la fanciulla si inginocchiò e iniziò a fare un bel servizietto a Jaaakuowi che assaporava il momento trattenendo a stento mugolii di piacere.
In pochi minuti la fanciulla concluse l’opera, aiutò lo sposo a sistemarsi il pareo, e tornò al suo posto di damigella d’onore al fianco della sposa che iniziava a guardarsi attorno spazientita dal ritardo del consorte, che apparve di lì a poco con un bel sorriso beato sul volto.
"Sei tornato, amore, tutto a posto, hai fatto tuttotuttotutto pucci dolce?"
"Certo luce dei miei occhi, non vedi come sono rilassatissimo adesso? Quanto manca alla torta, amore mio dolcissimo? In questi minuti la tua voce mi è mancata, quando non la odo mi sento male, quando invece mi parli è come sentir suonare uno Stradivari da Uto Ughi, lo sai, confettino… parlami ora, ho voglia di mangiare la torta e di portarti nella nostra alcova che ci aspetta… non sei emozionata, zucchero mio?"
"Ti prego, non parlarmi di queste cose, papà potrebbe sentirci ed io mi vergogno…"

Ti vergogni un piffero, brutta zoccola, sapesse il tuo papi che grandissima troia che sei gli verrebbe un colpo… bè, dopo la torta potrei rivelargli qualche cosa io…

"Guarda, amore mio, ecco la torta: Guadoc la sta portando ora! Mi raccomando, io voglio il pezzo con gli uccellini che amoreggiano, quelli in cima che fanno cip cip, corri a dirglielo tesoro, che non si sbagli Guadoc ché papi poi gli mozza la testa…"
"Tranquilla, angelo mio, stai tranquilla, con Guadoc mi sono intrattenuto diverse sere come sai proprio per studiare ogni cosa nel minimo dettaglio, perché ogni tuo dispiacere è un mio dispiacere e noi vogliamo solo stare bene, vero fagottino mio?"
"Ah quanto ti amo…."
Guadoc tagliò la torta davanti agli sposi, avendo l’accortezza di servire gli uccellini a Zanita che battè le mani tutta felice nel vedere quei teneri uccelletti di zucchero che si toccavano il beccuccio; il Re Tauxor chiese silenzio, fece il discorso augurale agli sposi, seguito dal battimano degli invitati: da quel momento erano davvero e definitivamente marito e moglie, una cosa sola, indivisibile…. Ricchezze comprese…
Zanita lanciò un bacio in punta di dita a Jaaakuowi mentre si cacciava in bocca in un sol boccone i due uccelli di zucchero; il suo viso scuro divenne verde, proprio dell’identica tonalità del lime dell’albero che aveva dietro, poi assunse una tonalità di un bel giallo intenso per poi spegnersi, con un piccolo grido, in un definitivo grigio cenere.
Il caos si era scatenato in pochi secondi, tutti attorno a Zanita che però, incurante di tutti e di tutto, continuò a morire per i fatti suoi, non prima di aver lanciato un ultimo sguardo d’amore al suo Jaaakuowi: si chiese, un istante prima di tirare le cuoia per sempre, come mai sorrideva così felice.

Tesoro mio, ora sei finalmente schiattata: sono arrivato dove volevo arrivare, le indagini saranno sicuramente condotte alla solita maniera, quindi sono tranquillo. Vederti morta ora mi ripaga di tutti i baci schifati che ti ho dovuto dare sotto il chiaro di luna, di tutti quei cazzi di regali per cui mi sono indebitato con Guadoc fino a dover impegnare la dentiera d’oro del nonno… Sì, vederti morta non ha prezzo: per tutto il resto, da domani, avrò la Monster Card.
Gold, naturalmente…

Nessun commento:

Posta un commento