domenica 18 gennaio 2009

La festa di Antonella

Da: IlFilosofoCattani edoardo.cattani@gmail.com

A: La Classe V^F:
Balestrazzi Morena balestrazzimorena@hotmail.com,
Barbolini Giuseppe g.barbolini@email.it,
Bettelli Raffaele Raffaele.Bettelli@ausl.kr.it,
Casolari Fernando casolarifernando@studiocasolari.it,
Cassai Liliana lillicassai@tiscali.it,
Castellini Lucia avv.castellini@gmail.com,
Cattani Silvio cattani.silvio@studiocattani.it,
Cazzuoli Paolo cazzuoli.p@tecnocasa.org,
Conte Francesco ConteFrancesco@unicreditbanca.it,
Denti Rosanna langolodellafrutta@fastewebnet.it,
Giuffrida Salvatore dott.giuffrida@gruppogiuffrida.com,
Manfredini Anita anitamanfredini@lespose.it,
Manzini Giuliano giulianomanzini@lapam.rc.it,
Mareggini Anna annam@heraenergia.it,
Nenci Cecilia cecilia57@tin.it,
Oleari Loredana loredana_oleari@vodafone.it,
Passanti Andrea passantia@yahoo.it,
Richetti Andrea dott.richetti@inwind.it,
Saraniti Agostino agostinosaraniti@hotmail.it,
Settimi Maria Pia mapisettimi@libero.it,
Vitagliano Elena elena.vitagliano@gmail.com,
Zini Antonio antoniozini@mondriangroup.com

Data: Mercoledì 15 maggio 2008 ore 10.46

Oggetto: LA FESTA DI ANTONELLA

Ciao ragazzi, non riesco a chiamarvi se non così, mi perdonate?
Non è passato molto tempo dall’ultima volta che ho selezionato dalla cartella della rubrica di outlook-express i vostri nomi per porgervi gli auguri di una serena Pasqua.
Lo so, Fernando, che tu non hai gradito, mi avrai tirato un qualche accidente; ma mi conosci, sai che mi fa piacere ricordare tutti voi, te incluso, volente o nolente.
Quanti anni sono passati dall’estate del 1978 quando il sole ci vide tutti freschi di diploma…
Tanti.
Trent’anni sono tantissimi; sono diecimila novecento cinquanta giorni, sono duecento sessanta duemila ottocento ore, sono quindicimilioni e settecento sessantottomila secondi.
Una vita.
E nonostante siano passati tanti giorni, ore e secondi, ci siamo ancora, come allora, non abbiamo perso per la strada il gruppo che eravamo sui banchi di scuola, il gruppo che sarà sempre ricordato come I mitici della V^F.
Con Salvatore, Giuliano e Anna la frequentazione è abituale, con altri è più sporadica; alcuni mi hanno accusato, all’ultimo incontro al Gallo Azzurro, di farmi sentire solamente per un aumento di fido o per una consulenza per la successione del patrimonio di famiglia.
Oltre che per i canonici auguri di Buon Natale, Serena Pasqua.
Non ho mai dimenticato il compleanno di nessuno di voi di questa mailing list; credo che solo da quello possiate capire quanto ancora vi ho tutti quanti nel cuore.
Tu, Lele, mi hai strigliato per bene quando sono arrivato preoccupato nel tuo studio e mi hai chiesto quando avevo fatto l’ultimo controllo della pressione e le analisi del sangue.
E tu, Anita, mi hai fatto tenerezza quando mi hai detto che ti saresti offesa a morte se non ti avessi commissionato il disegno dell’abito da sposa di Anna: la mia unica figlia da chi poteva essere vestita se non da te, nel suo giorno più bello? E non era solo bella, tu le hai cucito un abito meraviglioso...
Bene o male, ragazze e ragazzi, non ci siamo mai persi di vista; anche se le nostre strade hanno preso sensi diversi, non abbiamo permesso che non ci riconoscessimo più ai nostri incontri, siamo invecchiati assieme ed assieme, seppur divisi, siamo ancora qui, ognuno di noi al suo computer, io a scrivere e voi a leggere, senza chiedersi chi è il mittente di questa mail, riconoscendone il nome.
I nostri nomi, scritti dalla Muscio in ordine alfabetico sul registro di classe, scanditi ogni mattina.
I nostri nomi sul bigliettino di invito ad ogni diciottesimo compleanno.
Le nostre feste…
Vi ricordate, ragazze, come ci giudicavate infantili noi maschietti? Io lo ricordo benissimo; non a caso Antonella si è degnata di guardarmi solamente dopo molti anni.
Non mi vide più come un maschietto insulso seppur divertente, e mi scelse come compagno quando il diploma era ormai un ricordo e le nostre lauree incorniciate fecero mostra di sé nella nostra casa.
Tutti voi assieme, al tavolo, alla nostra festa di nozze: un ricordo inciso per sempre nella memoria, assieme alla vostra allegrezza ed ai vostri scongiuri, perché non avreste voluto seguire per almeno dieci anni la nostra scelta di mettermi un cappio al collo.
Antonella sorrideva sempre quando parlavamo di quel giorno, e di come mi fosse rimasto così indelebile in testa, in tutti questi anni, senza mai sbiadire in nessuna pennellata.
Lei, invece, ricordava la festa al Dude, quando invitammo ad esibirsi quei pazzi svedesi dei Christiania: qualcuno si ricorda, come lei, la faccia di Mauro quando si trovò davanti quella bionda stanga di 1.80 tutta nuda?
Ammettilo, Mauro, che nel bagno non ci sei stato venti minuti per un attacco di dissenteria ma per altro, sono passati trent’anni anni, puoi confessarlo che, tanto, nessuno oserà appellarti come onanista…
E tu, Rosanna, non avrai mai il coraggio di dirlo pubblicamente che quando Paolo ti sventolò sotto il naso il Male che taroccava la testata di Repubblica, con la scritta cubitale che era scoppiata la terza guerra mondiale, uscisti per correre a casa ad avvisare mamma e papà al negozio di frutta, vero?
Siamo stati tremendi.
Ma mai cattivi, perfidi forse, bastardi anche, ma mai con intenzioni cattive.
Alcuni di noi bastardi e vermi più che altri.
Chissà se il prof. Giacobazzi è mai stato sfiorato dal sospetto che le quattro ruote della sua auto fossero state tagliate da Franco, incazzato nero dopo un’interrogazione non programmata…
Sto divagando, come sempre divago, non a caso il nomignolo con il quale mi avete sempre appellato era Il Filosofo.
Vengo al dunque di questa missiva che doveva essere breve e concisa ma che come sempre, quando vi scrivo, non riesce a mantenere l’intenzione con la quale è stata iniziata.
Non c’è molto preavviso, me ne rendo conto, ma sono anche certo che vi libererete per la festa che Antonella ha organizzato per venerdì mattina alle 11 precise; ci tiene moltissimo alla vostra presenza e spera che si ricrei il clima che ha sempre caratterizzato i nostri incontri, pieni di allegria e spensieratezza che non è stata sfiorata dal passare di diecimila novecento cinquanta giorni, duecento sessanta duemila ottocento ore, quindicimilioni e settecento sessantottomila secondi.
Si è raccomandata una cosa solamente, di dire alle ragazze di non vestirsi di nero e di non trovare la scusa che il nero smagrisce, non vuole sentire ragioni ed è stata irremovibile e ferrea su questo, e non occorre che vi ricordi com’è Antonella quando esige qualche cosa: vi vuole colorate, coloratissime ad accompagnarla.
A voi ragazzi raccomanda invece di ritrovare la cravatta del diploma, quella che avete indossato il giorno degli orali dell’esame, coi disegni dei cartoon di Disney.
Eravamo così buffi…
L’appuntamento, come ho detto, è alle 11 precise, alla Chiesa Parrocchiale.
Non datele un dispiacere, liberatevi vi prego dei vostri impegni e non mancate all’ultima festa di Antonella.
Sarà un bel regalo per lei, da conservare per sempre nel suo cuore, lassù, mentre vi guarda e ci aspetta, per ricostituire la squadra dei diplomati del 1978 del liceo Matteotti.
Vi saluto, amiche e amici miei.
Ci vediamo venerdì.
Edoardo

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